Mi è capitato di notare una discreta diffusione di internet nelle case delle persone che conosco. Persone che fino a poco tempo fa neanche sapevano cosa fosse un computer ora passano diverse ore a settimana navigando e chattando. Addirittura alcuni tra quelli che non usano per niente il PC conoscono ed usano termini tipici della rete, sanno cosa significa fare delle ricerche con Google o mettere un video su Youtube.
La domanda è: possiamo identificare un vero responsabile di questa esplosione degli accessi ad internet? Analizziamo innanzitutto qual è l’attività svolta da questi neo utenti. Praticamente tutti, chi più chi meno, usano l’email. Navigano nell’immenso mare del Web. Alcuni sono divenuti talmente esperti da conoscere ed utilizzare moltissime risorse online. Però se c’è davvero una cosa che accomuna la stragrande maggioranza di questi nuovi utilizzatori è il file sharing, la pratica di condividere con altri utenti files di ogni tipo.
Inutile negarlo, lo scaricamento gratuito di musica e film da internet ha spinto un’enorme quantità di persone a spiccare il salto ed avventurarsi nel mondo dei PC ed Internet. Tutti sanno che scaricare materiale coperto da copyright è illegale ma… dal momento che lo fanno quasi tutti si ha come la sensazione che il reato sia in qualche modo “minore”.
Si fa quasi a gara a chi va più veloce, gente che piena di se ti riferisce entusiasta di aver scaricato l’ultimo film in poco più di mezz’ora. Wow ![]()
Nascono le figure dei “collezionisti multimediali”, persone che scaricano, scaricano ed ancora scaricano. Centinaia di DVD e decine di Hard Disk esterni per archiviare ogni genere di materiale che difficilmente si guarderà o ascolterà mai.
Una volta si acquistava un album e lo si sentiva più e più volte, fino allo sfinimento, fino al punto di imparare a memoria i testi di tutte le canzoni in esso presenti. Ora invece è già un miracolo se si riesce ad ascoltare almeno una volta la metà di quello che si scarica.
Sarà anche un danno per il mercato ma… se al P2P (file sharing – peer to peer) va il merito di aver informatizzato il paese allora: Vita lunga al P2P
Diciamocelo francamente, quanti utenti ADSL avremmo in Italia se non fosse possibile usare Emule o qualunque altro programma di file sharing? Probabilmente molto pochi, solo una piccola porzione di quelli attuali.
Persino Fastweb, notoriamente il provider che offre velocità di connessione più elevate, è penetrato fortemente nel mercato solo dopo che i suoi utenti sono riusciti a sfruttare pienamente Emule grazie alla versione personalizzata conosciuta con il nome di Adunanza.
Tanti utenti Internet significano prezzi più bassi per le connessioni, maggiori interessi dei provider ad offrire velocità di accesso e servizi migliori. Nascono e prosperano servizi online nei più svariati ambiti. Servizi una volta di esclusivo appannaggio degli utenti statunitensi che ora sono pienamente disponibili anche in Italia, perfettamente localizzati ed adattati alla nostra realtà.
Persino le pubbliche amministrazioni hanno attivato degli sportelli online, possiamo fare comodamente da casa operazioni che prima avrebbero richiesto lunghe ore di fila agli sportelli. Una vera rivoluzione informatica è in atto, tanto è cambiato e tanto cambierà ancora.
Non credo sia corretto parlare di un unico responsabile, un tale incredibile processo dipende necessariamente da una moltitudine di fattori.
Certo è che Emule è uno di quelli principali

3 Responses to “Dobbiamo ringraziare Emule?”